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Comune di Cusano Mutri
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UOMINI ILLUSTRI
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[personaggi illustri]: Fra Carlo di San Pasquale
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Appendice
Prefazione alla V Edizione
Epigrafe
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Epigrafe a ricordo di Fra Carlo
Il Servo di Dio
FRATELLO CARLO DI S. PASQUALE
Religioso professo
della Provincia Alcantarina di Napoli
nato in Cusano Mutri
il 16 marzo 1818
per la soppressione degli Ordini religiosi
tornato in patria
santamente come visse
il dì 16 marzo 1878
terminò ivi la sua mortale carriera
per raggiungere nel cielo
la dolce Madre del Buonconsiglio
di cui fu sempre divoto
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Il suo corpo si conserva
nella chiesa di S. Maria delle Grazie
in CUSANO MUTRI (Benevento)
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Capitolo I
Cusano Mutri
Cusano, capoluogo di mandamento, situato alle falde del Matese, è detto dall’ebraico caldaico Chos, che significa Tazza, Coppa, essendo tale l’aspetto della corona dei monti circostanti.
Anticamente la Q determinava Cusano; infatti con tale lettera viene indicato nel suo stemma delle trre torri, e in tutti i monumenti antichi.
Alla fama di città antica univa la rinomanza per l’industria pastorizia, per la fabbricazione dei panni di lana e per ogni sorta di arti e mestieri.
Aveva tre parrocchie: SS.Pietro e Paolo,S.Giovanni, S.Nicola. Quest’ultima fu soppressa nel 1760 per il numero ridotto dei fedeli. La parrocchia di S.Giovanni merita una visita per il bel portale, egregiamente intagliato dal maestro Ferrante di Cerreto. Esso fu scolpito nel 1537 a spese dell’arciprete Benedetto Petrucci. Ora è posto nell’interno della chiesa e incornicia il fonte battesimale. Detta parrocchia possiede un prezioso reliquiario d’argento del secolo XIV, contenente una spina della corona del Salvatore. Fu donato al santuario di Santa Maria del Castagneto da un crociato tornato dalla Terrasanta, poi passò alla parrocchia di S.Giovanni, da cui il santuario dipende.
Cusano Mutri prima del 1860 apparteneva alla Terra di Lavoro, conta 4500 abitanti.
Infine, o lettore, “ti dirò con poche parole che è un posto delizioso. Infatti vi sono acque chiare, verde, pace, riposo di vita tranquilla e terra feconda. Lì sono semplici le arti, generosi i vini; e la gente è buona, illustre per personaggi, pulita, ospitale e pia” [Parroco Vincenzo Fiore, 1906]
Capitolo II
Nascita Infanzia Vocazione
A Cusano Mutri, provincia di Benevento e diocesi di Cerreto Sannita, nacque Giuseppe (il nostro fra Carlo) il 16 marzo 1818, da Donato Vitelli e Cristina Mongello: genitori semplici, buoni ed esemplari. Fu battezzato nella parrocchia di S. Giovanni.
Il bambino, grazioso e bello, sembrava un agioletto del paradiso. La grazia santificante, ricevuta nel santo battesimo, gli risplendeva sul volto, accentuando la sua bellezza.
A sei anni compiuti. cominciò a frequentare le scuole elementari, nelle quali profittò abbastanza, dando buon esempio ai compagni in condotta e nello studio. La sua frequenza scolastica si arrestò alla terza classe, perchè il padre, bisognoso di aiuto, lo adibì nella custodia del gregge. mentre le pecore pascolavano, egli cantava le litanie lauretane, alternate ad inni sacri, appresi da quell'aureo libretto di S. Alfonso Maria dei Liquori: le Massime Eterne. Si dice che, quando cantava con quella sua voce angelica, l'armento si raccogliesse intorno a lui quasi per partecipare al canto devoto e per rendere anche'esso lode a Dio, a somiglianza del nostro serafico padre S.Francesco.
Altre volte, mentre lavorava nel campo insieme agli altri, si allontanava e si ritirava in luogo solitario. I compagni, ammirati e incuriositi, un giorno lo seguirono nascostamente e videro che pregava genuflesso, con le mani e lo sguardo rivolti al cielo.
Frattanto la pia e buona mamma nulla tralasciava per incrementare la formazione religiosa e civile del suo bambino. Ed egli corrispondeva generosamente ai suoi insegnamenti; crescendo nell'amore di Dio e del prossimo, osservando i dieci comandamenti e i precetti della Chiesa, adempiendo le pratiche religiose con devozione e amore.
Nutriva particolare devozione a Gesù Eucaristia e alla Madre del Buonconsiglio. Per compiacerli, si propose di non pronunziare mai parola poco corretta od offensiva, di intensificare preghiere e opere di carità, di seguire sempre le interne ispirazioni della grazia.
L'ispirazione che più sentiva nel suo profondo, era l'abbandono del mondo per chiudersi in un convento. Non meravigliamoci se un bambino di 10-12 anni potesse aspirare a tanto. La grazia dello Spirito Santo non guarda a età, purchè si abbia un cuore puro e ben disposto.
Il nostro Giuseppe cresceva virtuoso, docile e pio: anima ideale per aprirsi alla vita consacrata. Inoltre a quei tempi l'ambiente sociale era permeato di valore religiosi, non vi erano le distrazioni e le propagande paganeggianti di oggi, per cui anche l'animo di un adolescente era in grado di aspirare alla vita del convento per meglio servire Dio.
Manifestò il suo desiderio ai genitori. Sulle prime venne ostacolato, perchè necessario al padre nella lavoro dei campi e nella custodia del gregge; ma dopo reiterate insistenze, cedettero per timore di Dio e per non essere responsabili di aver impedito la vocazione del figlio.
Capitolo III
Giovinezza in attesa
Passarono alcuni anni prima che il suo sogno si avverasse. Sì, perchè in Religione non si va da bambini, ma da giovani ben preparati e sperimentati. Ebbene, il nostro Giuseppe attese tranquillo il maturare della giovinezza e della vocazione.
Nel frattempo raddoppiava le preghiere, aumentava il fervore, teneva a bada le lusinghe del mondo sempre in agguato. E così il santo proposito di abbracciare lo stato religioso maturava, s'ingigantiva, diventava l'unico pensiero assillante della sua anima angelica.
Spesso fu udito esclamare: Quanto verrò a te, mio Dio e mio tutto? Quando mi unirò per sempre a te? Quando mi nasconderò nella rocca inespugnabile del tuo sacratissimo Cuore? O Vergine santa, affrettami tu il giorno, l'ora desiata, affinchŠ il mio povero cuore sia tutto tuo per sempre!
Ecco rivelata la bellezza di un'anima, decisa a farsi strumento della gloria di Dio e della salvezza dei fratelli. E' un poema d'amore in cui Gesù saluta il suo servo, ed in cui i contemporanei troveranno l'apostolo che li condurrà al cielo con la missione di bene, ch'egli spiegherà nel mondo a vantaggio d'ogni ceto di persone.
Il suo cuore batte già all'unisono con quello di Gesù e della sua dilettissima Madre. Nessuno mai potrà allontanarlo da loro. Può ripetere: Né vita né morte, né presente e né avvenire, né lusinghe e né attrazioni, e nessuna creatura potrà mai separarmi dall'amore di Gesù e Maria santissima.
Per confermarlo, non c'è che da fare un passo: il passo verso il convento che l'attrae col suo silenzio e il suo raccoglimento.
E l'asilo ridente romito nascosto tra il verde, dove non giunge l'alito infuocato del mondo, dinanzi alle cui mura s'infrange l'ansia febbrile delle passioni umane, ove regna la pace e l'unione con Dio, il nostro Giuseppe l'ha trovato: è il convento dei Frati Minori Osservanti di Sepino.
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