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Comune di Cusano Mutri
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UOMINI ILLUSTRI
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[personaggi illustri]: Fra Carlo di San Pasquale
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Capitolo IX
Leggi di soppressione dei conventi. Fra Carlo torna a Cusano
Proclamato il Regno d'Italia nel 1861, tempi tristi si addensarono sulle istituzioni religiose. La tempesta di quegli anni si chiamò: Leggi di soppressione. In forza di queste leggi, arbitrarie e ladresche, il Governo italiano stabiliva: Tutti gli Ordini e Istituti religiosi che non esercitano attività ospedaliera o educativa, sono soppressi, i loro membri espulsi e i loro beni incamerati dallo Stato.
Le disposizioni di legge entrarono in vigore nel 1866, sorprendendo il nostro Fra Carlo nel convento di Mirabella Eclano. Si può immaginare, e tanto al disotto della realtà, il suo grande dolore. A 48 anni, dopo averne passati 27 in religione, dopo aver edificato e beneficato il popolo, dopo essersi fatto vittima di espiazione e di impetrazione, si ritrovava come un esiliato: senza casa, senza confratelli, senza patria che lo trattava come un nemico.
Tuttavia, sempre ossequioso agli imperscrutabili disegni divini, accettò la prova con animo forte, memore del detto della Sacra Scrittura: Obbedite a che vi governa, anche se sono delinquenti.
Prese soltanto una precauzione: quella di andar via di notte per non turbare il popolo a lui affezionato, che lo riguardava come un santo.
Messo sulla strada, la cara nostalgia per il paese nativo lo porta a Cusano Mutri. Egli ha deciso di continuare la sua vita religiosa, pur rimanendo nel suo paese. In qual modo?
All'ingresso di Cusano si trovava, e si trova tutt'ora, una chiesetta dedicata a S. Maria delle Grazie, con annesse stanzette in abbandono. Qui si stabilisce insieme con un altro confratello, Fra Rocco. Riadattano le stanzette, si prendono cura della chiesa, attendono alle pratiche religiose e iniziano una nuova vita di consacrazione a Dio, che sarà una benedizione per Cusano e paesi limitrofi, e di cui ancora oggi rimane vivissima memoria.
La chiesetta delle Grazie e l'eremo divennero ben presto meta di devoti, che venivano a chiedere aiuti celesti e conforto nelle tribolazioni. E le divine benedizioni scesero copiose su quel sacro luogo, dove fiorirono spesso dei veri miracoli di carità e di fede. Ma di essi parleremo a parte nelle
pagine che seguono.
Capitolo X
Scrutazione dei cuori
Tra i doni soprannaturali che i Signore concesse al nostro Fra Carlo di S.Pasquale, rifulse quello della scrutazione dei cuori. Alcuni fatti straordinari rilevano questa sua virtù. Eccoli:
1. Donna Matilde Orsino riferisce che il canonico don Giovanni Penta, di Mirabella Eclano, ebbe una crisi spirituale, ed era malato. Mandò a chiamare Fra Carlo e gli disse che avrebbe creduto alle sue virtù taumaturghiche, se lo avesse guarito. Rispose: Voi guarirete quando avrete messo a posto la vostra coscienza, tornando sulla retta via. Il canonico Penta aggiustò i fatti della sua coscienza, guarì e, per gratitudine, volle ritornare a predicare a Cusano Mutri per la festa della Madonna del Buonconsiglio, che Fra Carlo teneva alle Grazie.
2. La stessa signora narra: Un certo Angelo Scetto ricorse a mia madre, che era zelatrice di Fra Carlo, affinché intercedesse per lui. Gli disse: Vai tu da Fra Carlo alla Madonna delle Grazie. Ma come ci posso andare, rispose, se da trent'anni non mi confesso? Mia madre insisté, dicendo: Vai,e fai attenzione a ciò che ti dice. Effettivamente lesse nella sua coscienza e lo esortì a confessarsi, poiché erano trenta anni che non lo faceva.
3. La medesima continua: Mio fratello Luigi era stato allattato da una certa Vittoria, soprannominata "papa", che soffriva di epilessia. Un giorno Fra Carlo capitò a casa nostra, e mio fratello chiamò Vittoria, perché si raccomandasse a lui per avere la grazia. Il servo di Dio le rispose che prima doveva rimettersi in grazia di Dio, dichiarando il tempo preciso dacché non si confessava. La donna offrì una lira a Fra Carlo per i ceri alla Madonna, e lui l'accettò.
Passato del tempo, mio fratello disse alla sua mamma di latte: Vittoria, ora state bene, la Madonna vi ha fatto la grazia per mezzo di Fra Carlo, siatene riconoscente. E lei: Se ho ricevuto la grazia, ho dato pure una lira.
Questo avvenne di sera, mentre eravamo tutti vicino al fuoco. L'indomani, per tempo, venne a casa nostra Fra Carlo e domandò di Vittoria. Quando questa venne, le disse: La Madonna non ha bisogno della vostra lira. Le ritornarono le convulsioni epilettiche, e, poco tempo dopo, morì.
4. Andrea Scetto fu Angelo, di 65 anni, da Cusano Mutri, racconta che suo zio Pasquale aveva la moglie ammalata, tanto da non poter allattare la sua creatura. Ricorse a Fra Carlo, e questi gli disse: Tu hai la camicia sporca. Avete ragione, rispose Pasquale, mia moglie è malata e non può lavarmela. Ma no! io intendo parlare dell'anima, soggiunse Fra Carlo, perciò pensa a fare il tuo dovere e avrai la grazia di Dio.
Pasquale andò a confessarsi e tornò alle Grazie da Fra Carlo, il quale gli disse: La tua coscienza non è ancora pulita. Pasquale infatti aveva taciuto un peccato. Andò a confessarsi di nuovo e tornò. Questa volta gli disse: Bravo! ora stai bene, ritorna a casa, ci vedremo oggi.
Nel pomeriggio Fra Carlo si portò a casa di Pasquale, dicendo: Stasera o domani tua moglie avrà il latte. Così realmente avvenne l'indomani.
5. Un certo Alfonso Valente aveva un figlio con una ferita cronica ad una gamba. Lo portò da Fra Carlo, che gli disse: Come vuoi che tuo figlio guarisca, se tu non ti confessi da tre anni, e precisamente da quanto ti sposasti? Ciò era vero. Dopo essersi rimesso in grazia di Dio, il bambino guarì per le preghiere di Fra Carlo.
6. Pasquale Vitelli fu Biagio, di 69 anni, da Cusano Mutri, racconta che una volta suo padre aveva le pecore malate e mandò a chiamare il monaco santo. Questi venne subito, si appoggiò ad un bastone della rete, che teneva chiuse le pecore, e pregò. Poi disse: Biagio bada che tu non sei a posto con la tua anima, pensa a riconciliarti diversamente la grazia non la potrai avere. Morirà ancora un'altra pecora; poi il Signore avrà pietà di te, se ti confesserai. Così realmente avvenne.
7. Alfredo Barone, di Cusano Mutri, racconta: Nel febbraio 1878 una mia sorella di nove anni fu presa da broncopolmonite e, aggravandosi, fu munita dei conforti religiosi. Con infantile candore, espresse all'arciprete il desiderio di morire per andare in paradiso, mentre mia madre piangeva e non si poteva rassegnare.
Nel pomeriggio venne Fra Carlo a visitare mia sorella. Subito mia madre lo supplicò di fare una preghiera alla Madonna, affinché le salvasse la sua amata figliola. Fra Carlo rispose: Ti sei dimenticata di quello che ha detto all'arciprete stamattina la tua figliola? Vuole andare in paradiso: perché vogliamo togliercelo?
Questa fu una vera lettura del pensiero, senz'altro rivelata da Dio, perché lui non sapeva niente del dialogo della mattina. Fra Carlo si licenziò, promettendo a mia madre di pregare la Madonna affinchè la consolasse. La sera mia sorella morì e andò tra gli angeli del paradiso, come aveva desiderato.
8. A una famiglia di piccoli allevatori si ammalarono alcuni maiali. La Moglie disse al marito: Chiama Fratello Carlo. Egli non volle andare perchè poco credeva ai miracoli. Andò allora la donna, mentre lui si nascondeva in casa per non farsi trovare. Fra Carlo rispose alla richiedente: Vengo ma lì c'è uno che non mi vuole.
Arrivato in casa, disse: Chiamate vostro marito. La donna rispose: Non c'è. Non dite Bugie! E lei replicò: Non c'è è andato in montagna a far legna. Ma Fra Carlo si avvicinò ad una porta, bussò col bastone e disse: sta qui. L'uomo uscì tutto confuso, mentre la donn arrossiva di vergogna. I maiali, però, furono ugualmente risanati.
9. Marcantonia Valente fu Alfonso, domiciliata in Cusano, narra che aveva un fratello malato di spina ventosa, ostinata a guarire. Lo chiamarono lo zoppo, perchè l'arto malato lo faceva camminare a stento. Una zia consigliò di ricorrere al Monaco santo, ed il padre, semi-ubriaco, andò verso la chiesetta della Madonna della Grazie. Poco dopo a casa furono avvertiti che mastro Alfonso giaceva in un fosso.
L'indomani il brav'uomo riuscì nello scopo e fu accolto da Fra Carlo con queste parole: Ma come, ubriaco, venivi a chiedere grazie al Signore? Avvicinati a Dio, avvicinati a Dio! Sei un bell'uomo, ma stai troppo lontano dai sacramenti, da quattro anni non hai fatto la Pasqua.
L'uomo rimase mortificato e, tornato a casa, voleva picchiare la moglie, credendo che lei avesse rilevato tutto. Convinto poi che il santo Monaco l'aveva saputo per rivelazione di Dio, si accostò ai sacramenti.
Qualche giorno dopo Fra Carlo passò dalla casa dell'infermo e al segno di croce, fatto con la reliquia, scomparve la piaga e non tornò mai più. Congedandosi, ripeté: Abbiate fede in Dio!
10.La signora Ida Altieri Bernet attesta: un uomo di Cusano Mutri quando era ragazzo, volendo far cosa gradita al Monaco santo, andò nel pollaio, rubò sei uova alla mamma e tutto contento si avviò alle Grazie. Strada facendo, si accorse che un uovo s'era rotto in tasca. Tutto mortificato, prese il fazzoletto e pulì ben bene gli altri cinque, cambiandoli di tasca.
Appena giunto, tirò fuori le uova e le porse a Fra Carlo. Questi gli disse: Io non voglio che tu rubi le uova a tua madre per portarle a me. Poi, vedendo la confusione del giovinetto, aggiunse: Giacché me le hai portate, perché non me le dai tutte?.
Il ragazzo confessò che se n'era rotto uno, sporcandogli la tasca e il fazzoletto. Così dicendo, infilava la mano in tasca per dimostrare la verità di quanto asseriva. Meraviglia! trovò un uovo intero come gli altri.
Capitolo XI
Spirito profetico
Il nostro Fra Carlo ebbe in dono da Dio anche lo spirito profetico, per cui leggeva nel futuro come se gli fosse presente. Vi furono infermi ai quali predisse la morte, ad altri la salute; vi furono devoti che ricevettero lieti presagi, oppure tristi. Vediamone alcuni:
1. Alfonso Mallardi narrò a Nicola Prece, che essendosi recato a portare un regalo al Monaco santo per la guarigione da paralisi della sorella Concetta, chiese ancora un'altra grazia. Fra Carlo rispose: Lo so, lo so, sono sette anni che tuo padre si trova in America e non scrive. Egli ha avuto una malattia al viso, ora sta meglio, perchè ha ottenuto la grazia da S. Gregorio. Ha molti denari, tornerà appena sarà completamente bene, perciò stai tranquillo.
Tutto risultò esatto. Inoltre Fra Carlo previde il giorno dello sbarco a Napoli di Mallardi padre e il giorno del suo ritorno nel paesino di San Gregorio. Ambedue gli avvisi furono comunicati alla famiglia Mallardi tramite il signor Giovanni Mongillo.
2. Nel periodo compreso tra il 1874 e il 1875 Fra Carlo si recò più volte in casa della famiglia Perfetto a visitare una giovane malata da lungo tempo. In una di queste visite, dopo aver esortato la madre a compiere la volontà di Dio, le preannunziò un altro grandissimo dispiacere entro qualche giorno. Non passarono due o tre giorni, e morì improvvisamente la nuora di lei, Filomena Palmieri, la quale al momento della visita di Fra Carlo era in florida salute. Tale avvenimento produsse enorme impressione, e se ne fece un gran parlare nel paese di Cusano. (firmato: Giovanni cav. avv. Perfetto).
3. Lorenzo Perfetto, di Cusano, visse con la moglie Maria Crocco quindici anni, dei quali dodici li passò sempre a letto malato. Suo figlio Pasquale ricorda che quattro o cinque giorni prima di morire, mandò la mamma dal Monaco santo, affinchè pregasse la Vergine delle Grazie di non farlo più soffrire.
Maria Crocco espose il suo caso a Fra Carlo. Questi pregò alquanto, tenendo le mani alla fronte, poi disse: Maria, tu sei stanca. No, Fra Carlo, è il mio Lorenzo che è stanco di soffrire e desidera un sollievo; quanto a me son sempre disposta a fare quel che vuole Dio. Sta bene, riprese Fra Carlo, tra giorni sarai consolata.
Maria rientrò a casa e raccontò al marito quanto aveva ascoltato. Lorenzo, che non poteva più sopportare le sofferenze, il terzo giorno rimandò la moglie da Fra Carlo, che le disse: Torna pure a casa, tra qualche giorno sarà esaudito. Infatti il giorno di S.Giovanni, 24 giugno, dopo tre giorni dall'ultima dichiarazione di Fra Carlo, il malato cessò di soffrire per volarsene al cielo. (firmato: Serafino Ruggero Perfetto e Maria Vittoria Perfetto).
4. Lorenzo Crocco fu Giovanni Battista narra che sua madre, Maria Concetta Mastrillo, andò dal Monaco santo, portando un suo fratellino di quindici mesi e malato da quattro. Fra Carlo pregò davanti la Vergine delle Grazie, poi salì nella cameretta, dicendo a sua madre di attenderlo in cappella. Ridiscese con una fetta di pane, e invitò la donna a mangiarla. Mangiatela, le disse: Questo bambino è un angioletto che vuole la Madonna, egli domani alle ore 22 entrerà in agonia e alle 23 spirerà. Il giorno dopo, alle 22 precise, il bimbo entro in agonia e alle 23 spirò.
5. Domenico Venditti fu incolpato di complicità in un omicidio e rinchiuso nel carcere di Benevento, La moglie andava a piangere dal Monaco santo, il quale la confortava così: Fra giorni sarai consolata, non temere!
Frattanto una vicina si ostinava ad accusare quel pover'uomo. La moglie, disperata, si inginocchiò e tra le lacrime pregò: S.Pasquale mio, se mio marito è colpevole, fa' che non arrivi a rientrare nella sua casa; se poi è innocente, fa' che non arrivi lei a vederlo.
L'uomo fu riconosciuto innocente e lasciato libero. Mentre arrivava alla Madonna delle Grazie, la donna accusatrice cadeva da un albero di gelso e moriva all'istante.
6. Donna Matilde Orsino racconta: Mio fratello Luigi, il beniamino della nostra famiglia, a diciassette anni fu colpito da meningite. Al ricorso angoscioso di mia madre, Fra Carlo rispose: Bisogna fare la volontà di Dio. La risposta non lasciava speranza, tuttavia continuammo ad insistere, e fu chiamato anche il confessore del servo di Dio, padre Morcellino alcantarino, perchè lo convincesse. Nella nostra cappella di casa, presenti tutti i familiari, il padre Morcellino ordinò a Fra Carlo, in virtù di santa obbedienza, di pregare per la salute dell'infermo. Mentre pregava, risuonò uno squillo di campanello per tutta la casa. Avete inteso. A chi l'attribuite? disse Fra Carlo. Tutti pensammo alla grazia ottenuta.
Si, continuò, la grazia si è ottenuta, ma, cara donna Marianna, vi dovete accontentare, se ora non vi accontentate della grazia che il Signore vi fa, dovete poi adattarvi a tutto ciò che potrebbe capitare alla vostra famiglia, sopravvivendo il vostro figliolo.
Mia madre rispose. Ebbene farò conto di aver fatto la nutrice alla Vergine Santissima. Così va bene, replicò Fra Carlo. Dopo circa mezz'ora, mio fratello spirò.
7. Il cav. Nicola Santagata, quasi ottantenne, il 30 agosto 1946 rilasciava questa significativa dichiarazione: Attesto con piena coscienza riguardo alla veramente santa vita del laico fratello Carlo. Nei miei ricordi d'infanzia emerge la sua vita penitente, fatta di continue rinunzie e sacrifici. Rammendo il suo giaciglio consistente in una pelle di pecora messa sulla nuda terra per distendervisi sopra durante la notte, con un grosso sasso per capezzale.
Nelle frequenti visite con i miei fratelli, noi, allora bambini, restavamo attoniti e sorpresi d'ammirazione innanzi a un bel quadro rappresentante la Madonna del Buonconsiglio, di cui egli era devotissimo, ed il cui aiuto impetrava per i numerosi devoti che ricorrevano a lui per averne conforto e grazie. E di queste, molte otteneva con l'efficacia delle sue preghiere, per altre confessava umilmente l'impossibilità di ottenerle. Cosa questa che si verificò proprio a nostro riguardo.
A mia madre che lo premurava di pregare per la guarigione di mio padre, egli rispondeva: Pregheremo per l'anima. Sul momento non si fece caso a tale risposta, ma, avvenuto dopo poco tempo il decesso, si dedusse che ne aveva preveduta la fine, non per umana sensazione ma per ispirazione divina.
8. Il Duca di Pietramelara, gran devoto del nostro servo di Dio, un giorno gli disse: Fratello Carlo, la mia figliola ha incontrato un bel matrimonio, voi che ne dite? Egli rispose: Sì, è un bel matrimonio, ma non tanto buono; vi daranno, signor Duca, un forte dispiacere. Infatti non passò molto tempo e si divisero, né si riunirono più.
9. Una donna aveva il marito malato. Per ottenere la grazia, andò a pregare nella chiesetta delle Grazie e fece voto che se guariva, anche se le morivano i due figlioli che aveva, non avrebbe versato una lacrima.Fra Carlo udì la bestemmia. L'indomani andò da lei e le disse: I tuoi figlioli vivranno, ma tuo marito morirà. E così' fù.-
Capitolo XII
Taumaturgo illustre
Ai fatti prodigiosi operati da Fra Carlo in relazione al dono divino di scrutare i cuori e di predire l'avvenire, ne aggiungiamo altri, sempre compiuti in vita, che manifestano il suo grande potere di intercessione presso Dio.
Un giorno gli chiesero in confidenza: Come fai a compiere tanti miracoli? Egli, calmo e sorridente, rispose: Non sono io che faccio i miracoli. Io li chiedo a S.Pasquale, questi alla Madonna, la Madonna a Gesù. Poi Gesù li concede alla Madonna, la Madonna a S.Pasquale, S.Pasquale a me ed io a voi.
Bella risposta di un santo, che si sente umile strumento del cielo per venire incontro al prossimo bisognoso.
1. Maria Felice di Gennaro dichiara: Francesco Orsino comprò un paio di buoi, e il primo giorno che li adopeò uno di essi, infastidito dalle mosche, colpì con un corno l'occhio del padrone. Rimase ferito seriamente, poi guarì ma con l'occhio non ci vedeva più. Con l'avanzare dell'eà, anche l'altro occhio cominciò a lacrimare e stava per perderlo. Ricorse alle cure del medico, ma la guarigione non veniva. Gli consigliarono di andare da Fra Carlo e lui, una mattina, anziché andare dal medico si recò dal Monaco santo. Questi, appena lo vide, esclamò: Francesco! come mai da queste parti? Gli raccontò il fatto, e fratello Carlo lo confortò, dicendo che era cosa da niente e che non doveva andare più dal medico. E come si fa? rispose Francesco.
Non dubitare, non fate nulla, andatevene a casa tranquillo.
Se ne andò e, oh meraviglia!, prima di arrivare a casa cominciò a vedere con tutti e due gli occhi. Alla moglie Cristinangela, incredula, dichiarò: Sono stato da Fra Carlo e lui mi ha guarito.
2. Giuseppe Sasso racconta che Fratello Carlo chiamò tre-quattro persone con gli asini per trasportare al convento di S.Pasquale il vino e il grano questuato. Uno di quelli che guidava l'asino con i barili di vino, rimase un pò indietro e, non si sa come, l'asino andò a finire in un burrone. Il conducente comprese subito che gli era impossibile ritirare su l'asino, e corse urlando da Fra Carlo. Questi con calma gli disse: Non agitatevi, ché se S.Pasquale vuole il vino, farà uscire da sé l'asinello.
Continuarono la strada, mentre il servo di Dio pregava. Improvvisamente, con meraviglia di tutti, videro l'asino con i barili che andava verso di loro.
3. Un episodio analogo si verificò alle Grazie. Fra Carlo e altri tre uomini tornavano dalla questua del vino con gli asini carichi di barili. Poco prima di arrivare all'eremo, si scatena un furioso temporale. Gli uomini si affrettano con gli asini per entrare a riparo, ma la porta è chiusa e stretta. Fra Carlo dice loro: Entrate! Rispondono: come possiamo entrare, se la porta è chiusa e stretta? E Fra Carlo: In nome di S.Pasquale, vi dico, entrate! In quel momento si spalancò la porta e vi passarono uomini, asini e barili.
4. Pasquale Vitelli racconta il seguente episodio, appreso da suo padre Biagio. Questi si trovava con Fra Carlo su una scafa per attraversare un fiume. Giunti nel mezzo, lo scafaiolo chiese al Monaco santo dei numeri per giocare al lotto. Rispose che non ne dava e che era una vera sciocchezza credere a simili corbellerie; promise invece di pregare per lui. Lo scafaiolo aggiunse: Io ho una figlia malata da più di una anno.
Lo rassicurò dicendo: Al ritorno verrò a visitarla, intanto pregherò per lei. Dopo tre giorni andò nella casa dell'inferma: la trovò alzata e sana. Il genitore offrì una ricompensa in denaro, ma non volle niente.
5. Donna Matilde Orsino narra che, quando era bambina, suo padre, don Pasquale, ebbe per tre volte la febbre perniciosa. L'ultima volta, quand'ella aveva dodici anni, suo padre fu gravissimo e licenziato dal medico curante, il dottor Giovanni Casella. In giornata Fra Carlo andò a far visita al malato e gli fu detto che la reliquia di S.Pasquale, che gli aveva lasciata dappresso, emetteva dei colpi. Il servo di Dio sorrise, ben sapendo che era il segno del miracolo, e senza dare spiegazioni pose il suo mantello sul letto dell'infermo. Quindi andò via, promettendo che sarebbe ritornato alle tre di notte. A tale ora don Pasquale riacquistò il polso, che aveva perduto, con grande meraviglia di tutti compreso il medico curante.
Fra Carlo venne l'indomani, sempre sorridente, e si unì alla gioia di tutti.
6. Donna Matilde Orsino continua: Nel periodo che a Cusano infierì la difterite, malattia che non risparmiava alcuno dei colpiti, Fra Carlo venne a casa nostra. Fece noto a mia madre l'arrivo del predicatore per la festa della Madonna del Buonconsiglio, il canonico don Giovanni Penta di Fontanarosa, e lo pregò di ospitarlo. Mamma rispose che non poteva occuparsi di nulla, perchè mia sorella era grave. Fra Carlo soggiunse: Non dubitare, il miracolo è sicuro. E così fù, perchè mia sorella guarì subito.
7. Andrea Scetto fu Angelo, di anni 65, da Cusano Mutri, ricorda che in famiglia avevano un asino che né lui, né suo padre potevano cavalcare. Ma quando a casa veniva Fra Carlo, questi traeva l'asino dalla stalla pronunziando queste parole: Vieni qua asinello mio, in nome di Dio e di S.Pasquale, ché vogliamo farci una passeggiata. A tal parlare, l'asino diventava docile e mansueto.
8. Un episodio analogo è riferito dal Duca di Pietramelara, che aveva in grande venerazione Fra Carlo. I suoi cani mastini, mentre per gli altri abbaiavano spaventosamente o si avventavano con rabbia, quando entrava Fratello Carlo non si muovevano, anzi gli facevano mille moine e scodinzolavano alle sue carezze.
9. Carmela Petrillo di Francesco ricorda che poco lontano da casa sua abitava un certo Placido Orsino, il quale s'era unito con una donna senza sposarsi legalmente. Difettando l'acqua in quelle parti, voleva scavare un pozzo nei pressi di casa. Lavorò alacremente con altri uomini fino alla profondià di circa 60 palmi, ma l'acqua non si vedeva. Fu chiamato Fra Carlo e gli fecero vedere il pozzo ancora asciutto. Egli li rassicurò: Confidate in Dio, il Signore provvederà. Frattanto voi, Placido, dovete spazzare questa casa.
Subito chiamò la sua donna e si fece portare una scopa.
Non la stanza, ma la coscienza dovete spazzare. Andate, andate, perchè voglio bere anch'io.
Andarono e trovarono il pozzo pieno d'acqua fino oltre la metà. Tutti ne attinsero e ne ringraziarono Dio. Sventuratamente il miracolo finì presto! perchè Placido, dopo qualche tempo, riammise in casa la sua compagna. Chiamarono ancora Fra Carlo, ma egli disse: Non ha più che fare,l'offesa non è stata fatta a me, bensì a Dio. L'acqua non tornò più e il pozzo fu riempito di pietre.
10. Lorenzo Crocco fu Giovanni Battista, da Cusano Mutri, riferisce un prodigio raccontatogli dalla mamma Maria Concetta Mastrillo (+ 1919) che, a sua volta, l'aveva appreso dalla propria madre Carmina Rosa Franco, quindi nonna del suddetto Lorenzo.
Verso il 1866-67 i briganti sequestrarono il marito di Carmina Rosa, Lorenzo e le mandarono un pezzo di orecchio per sollecitare il riscatto. Fu tanto il dispiacere, che rimase paralizzata al lato destro. Dopo circa un anno di sofferenze, e quando tutti i medici l'avevano licenziata, si recò alle Grazie di Fra Carlo. Questi con la saliva le fece due o tre croci sulla mano destra, e la donna guarì completamente (firmato: Crocco Lorenzo, Perfetto serafino).
11. Fra Carlo, passando un giorno dinanzi a una casa in costruzione, si fermò alquanto per riposarsi. Frattanto gli operai con le corde tiravano sù le grosse pietre per i davanzali dei balconi. Stanchi per l'eccessivo sforzo, invocarono l'aiuto del Monaco santo. Accorse sollecito e diede una mano anche lui. Le pietre si sollevarono subito come piume.
12. Pasquale Iammartino fu Giacomo, di Cusano e di anni 74, narra che un suo fratellino, Nicola, mentre giocava lungo un fosso, fu morsicato da un rospo e rientrò a casa con la faccia gonfia. Il gonfiore aumentò durante la notte, tanto che gli chiuse gli occhi. La mamma, Mariantonia Mauro, si affrettò a condurlo dal medico Giovanni Casella.
Durante la strada, incontrò Fra Carlo, cui raccontò e gli mostrò il fanciullo. Egli le disse: Mariantonia, andate pure dal medico, io farò una preghiera per voi. Il medico visitò il bambino e gli prescrisse una medicina. Ma questa non occorse, perchè durante il ritorno guarì miracolosamente (firmato: Iammartino Pasquale).
13. Paolo Petrillo fu Antonio, avendo il figlio Francesco affetto da rabbia spacciato dai medici, si recò alle Grazie per invocare l'aiuto di Fra Carlo. Adesso non posso, rispose, perchè devo andare in casa di Giuseppe Orsino. Ma come potete andarvi se il torrente è tanto ingrossato? replicò Paolo. Vuol dire che se tu non ci vuoi venire, mi attenderai a casa tua; volendo invece venire, sappi che dove passo io potrai passare anche tu.
Tutte e due andarono al torrente, davvero molto ingrossato. Fra Carlo invitò Paolo ad attaccarsi al suo mantello, e toccata l'acqua con il bastone, passarono a piedi asciutti.
Giunti dal malato Orsino, ch'era assistito dal sacerdote, Fra Carlo disse a questi: Giuseppe vivrà ancora dieci anni, potete andare. E tanti anni visse.
Confortati il malato e i familiari, il servo di Dio si portò subito a casa di Paolo, come promesso. Raccomandò a tutta la famiglia di recarsi nella chiesa di S.Pietro e far celebrare una Messa in onore del Sacro Cuore di Gesù, poichè aveva concesso la grazia. Effettivamente in breve tempo Francesco guarì (firmato: Perfetto Serafino Ruggero, raccoglitore di testimonianze).
14. Maria Amato fu Pietro, vedova di Bartolomeo De Toro, di anni 82, riferisce che un paio d'anni prima della morte di Fra Carlo il compare Giovanni Mongillo le raccontò il seguente fatto prodigioso.
Una violenta grandinata aveva distrutto il vigneto del Mongillo, e questi si disperava con grida altissime, perchè non poteva pagare il fitto dei due fondi che coltivava Le sue grida furono intese per tutta la contrada, e giunsero pure all'orecchio di Fra Carlo. Questi, in compagnia di Giuseppe Ciccozzo, uscì e si portò nella campagna devastata dalla grandine, e trovò Giovanni e la moglie Maria Simeone che si disperavano. Li consolò, poi si fece portare fuori casa un tavolino con tovaglia, un bicchiere d'acqua e un ramoscello
d'olivo benedetto, Pregò e benedisse tutto il fondo.
Dopo poco tempo, la vigna si riprese, e si caricò talmente di grappoli da rendere cento barili di vino: mai prodotti nel passato. Giovanni Mongillo si tolse tutti i debiti e ne ebbe abbondantemente per sé (firmato: Maria Perfetto e Renato Cassella).
15. Una certa Anna Cassella da giovinetta fu colta da pazzia. Un giorno capitò in casa di Andrea Scetto fu Angelo, ove trovò Fra Carlo. Questi, impietosito, fece una preghiera per lei, ed Anna guarì.
16. Un contadino di Cusano una sera si recò in paese per affari urgenti. Giunto presso la chiesetta delle Grazie, si ricorda di aver dimenticato a casa un cosa che gli serviva. Pensa tra sé: Se vado a casa, si fa troppo tardi per il ritorno. Lo vide Fratello Carlo e gli disse: Va’ pure e non preoccuparti, che tornerai in tempo. Andò, e alla stessa ora si ritrovò alle Grazie.
17. Giovannina Petrillo racconta il seguente fatto, occorso ad Angelo, fratello del nonno.
Un giorno, mentre Angelo pascolava il gregge in montagna, capitarono là Marco e Angela, due giovani fratelli orfani di padre e di madre. Erano andati a raccogliere legna per avere di che comprare il pane. Fatto il suo mucchio di legna, Angela non riusciva a legare il fascio e, poichè Marco stava lontano, chiamò Angelo affinché l'aiutasse. Questi, che era a pochi passi, andò subito ed invece di aiutarla incominciò a far delle posposte, La ragazza ci rimase male e, a scanzo di equivoci, chiamò a voce alta il fratello. Marco, insospettito, corse con la scure in mano, ma Angelo se la diede a gambe. Informato dalla sorella, Marco concepì un odio mortale verso Angelo, e da quel giorno lo cercava per farlo a pezzi.
La notizia giunse alla madre di Angelo, la quale corse da Fra Carlo per consiglio. Le disse di non far uscire più il figlio col gregge per una quindicina di giorni, tanto per acquietare il primo furore. Ma, dato che il fratello minore che lo sostituì non era capace di pascolare il gregge e pensando che il furore di Marco fosse passato, mandarono di nuovo Angelo.
Marco invece era ancora ostinato a farlo a pezzi, e portava sempre con sé una scure ben affilata. Finalmente incontra Angelo. Lo afferra al petto con una mano e con l'altra, armata di scure, cerca di colpirlo. Ma una forza lo respinge. Dopo vari tentativi, lasciò la presa e andò via.
Angelo corse dalla madre e raccontò: Marco voleva uccidermi, ma un monaco era in mezzo a noi, ci divideva e ci spingeva. Così mi sono salvata la vita. Fratello Carlo aveva operato il miracolo. Alla madre, andata ringraziarlo, disse: Ringraziate la Madonna.
18. Mariantonia Orsino riferisce che sua nonna Raffaella era rimasta per tre ann paralizzata, causa una artrite acuta, La consigliarono di andare da servo di Dio, ma lei credeva poco ai miracoli. Frattanto usarono tutti i rimedi per guarirla, giunsero perfino a metterla nel forno caldo, affinché il calore facesse calmare i dolori, ma tutto fu inutile.
Un giorno il marito le disse: Raffaella, perché non volete andare dal servo di Dio? Io ho perso la pazienza. Dopo tre anni di martirio per me e per voi, non ne posso più. Se non ci volete andare, io prendo la scure e vi uccido.
Raffaella rimase atterrita ed esclamò: Portatemi dove volete!
Portata dinanzi a Fra Carlo, si sentì dire: Raffaella, hai la testa dura, inginocchiati e bacia tre volte la reliquia di S.Pasquale. Frattanto lui si mise in orazione, poi disse: Raffaella, alzati che stai bene. Adesso dimmi: che cosa ti senti? La donna si alzò guarita, e tornò a casa con le proprie gambe.
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