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Comune di Cusano Mutri
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UOMINI ILLUSTRI
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[personaggi illustri]: Fra Carlo di San Pasquale
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Capitolo XIII
Sereno tramonto
Per quanto tempo ancora la preziosa esistenza di Fra Carlo avrebbe continuato a servire Dio e i fratelli? Secondo l'umano giudizio, almeno per altri quindici o vent'anni. Così speravano gli amici, i beneficati, i concittadini e gli abitanti dei paesi intorno a Cusano Mutri. Sì, perché volevano ancora godere la sua presenza, essere edificati dai suoi esempi, guidati dai suoi consigli, arricchiti dalle sue grazie e miracoli. Ma non c'era da illudersi: il caro Fra Carlo di S.Pasquale presto avrebbe lasciato questo mondo.
Il 15 marzo 1878 gli si manifestò una chiazza rossa alle spalle, con febbre. Ciò nonostante partecipò al divino sacrificio, celebrato da don Lorenzo Maturo, ma non si poté comunicare, come soleva ogni giorno, per il forte dolore di stomaco. Alla fine della Messa, si ritirò nella sua cameretta.
Chiamato il medico, Luigi Casella, disse che non vi era pericolo alcuno, tuttavia prescrisse dei rimedi. Fra Carlo li prese per obbedienza al medico, ma internamente era persuaso della loro inutilità. Raccolto più intensamente in Dio, sentiva che la vita se ne fuggiva; e si compiaceva nel vedere esaudita la sua costante aspirazione: esser liberato da ogni legame terreno per andare a ricevere il premio eterno in cielo.
Anni addietro, nell'entrare tra i Frati francescani, aveva detto a se stesso: Se la vita è un breve passaggio, se ci deve servire per conquistare la vita eterna, perchè perdere tempo in faccende terrene?
Il ragionamento era valido più che mai adesso. Aveva purificato l'anima sua, si era ornato di tutte le virtù, aveva compiuto la missione di bene affidatagli da Dio... a che pro rimanere ancora nel mondo? Il nostro fine supremo è la vita eterna: prima si conquista, prima si entra in possesso della vera felicità.
Questi pensieri dovettero passare nella mente di Fra Carlo, allorché rispondeva alle premure dei tanti devoti accorsi attorno a lui: E' cosa che dura poco; il Signore mi vuole con sé; ho un grande desiderio di unirmi a Dio.
Mentre gli amici e i beneficati intensificavano le cure per vincere la morte, lui intensificava i preparativi per andare incontro a sorella morte. L'indomani, 16 marzo, chiese i sacramenti. Li ricevette con gran devozione e raccoglimento.
Poi, sereno e in pace, con gli occhi rivolti al cielo e quasi rapito in estasi, iniziò un dolce colloquio con Gesù e la Madonna. Verso il mezzogiorno le sue smorte membra vibrarono, il volto si illuminò, le braccia si raccolsero sul petto, tutta la persona prese l'atteggiamento dell'attesa, L'ardente attesa di tutta la sua vita, quella di unirsi al suo Dio, si realizzava alle due dopo mezzogiorno del 16 marzo 1878, nel giorno in cui compiva 60 anni.
I lenti rintocchi delle campane annunziarono subito la morte del servo di Dio. A quel suono mesto, un pellegrinaggio di amici, di devoti e di conoscenti si portò all'eremo delle Grazie per rendere onori al Monaco santo. La sua venerata salma fu esposta in chiesa, per meglio soddisfare il desiderio dei fedeli, e rimase incorrotta e flessibile come se dormisse. Tutti fecero a gara nel disputarsi gli oggetti, appartenuti a Fra Carlo, per conservarli come reliquie. Qualcuno, non trovando altro, gli tagliò le unghie dei piedi.
I solenni funerali si svolsero nella chiesa di S. Nicola. Vi parteciparono il clero delle parrocchie locali, il padre Provinciale degli Alcantrini con numerosi religiosi, quattro congreghe laicali, la banda municipale e grande folla di popolo. Prima di impartire la benedizione al feretro, il parroco della chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, don Vincenzo Fiore, tenne un commosso elogio funebre che riporteremo in appendice.
Dopo i funerali, le spoglie mortali di Fra Carlo furono riportate nella diletta chiesetta di S.Maria delle Grazie, ove riposano al lato sinistro dell'altare maggiore, ai piedi della Madonna del Buonconsiglio. Qui attendono il giorno della risurrezione, ma prima il giorno della elevazione alla gloria degli altari.
Capitolo XIV
Apparizioni e visioni
Il Signore permise che, dopo morte, Fra Carlo apparisse tra i suoi devoti, prendendo le forme visibili di uomo mortale. Riportiamo alcune testimonianze.
1. Filomena La Porta di Cusano Mutri racconta che una certa Cristina, soprannominata "Caporale", recitava ogni giorno il Rosario di gloria per il defunto Fra Carlo. Un giorno vide venir da lontano un frate con la bisaccia e il bastone. A quella vista esclamò: Mi sembra proprio il Monaco santo. Avvicinatosi a lei, il frate la chiamò per nome e disse: Cristina, Cristina, non ancora mi spetta il Rosario di gloria, ma di requie! Dopo si sollevò da terra e salì verso il cielo, finché scomparve.
2. Rocco Orsino testimonia che sua zia Cristina Orsino, devotissima di Fra Carlo, un giorno se lo vide vicino e si sentì chiamare per nome. Con gioia e meraviglia esclamò: Fratello Carlo, come da queste parti? Dacché mancate voi, non si fanno più miracoli. Ed egli rispose: Non è vero; io sto sempre in mezzo a voi; chiedete al Signore quanto volete ed Egli ve lo concederà, se è per vostro bene, Poi s'inpiccolì, diventò giovane, bambino, si fece come una fiamma di candela e scomparve come luce che si spegne.
Cristina, asserisce il nipote, svenne e cadde a terra tramortita. Nel mentre arrivò il marito, il quale, credendo ad un malore, voleva chiamare il medico. Lei si riprese e raccontò quanto gli era capitato, impressionando tutti, in modo particolare suo nipote Rocco.
3. Belisario Simeone, avendo ricevuta una grazia, promise a Fra Carlo di celebrargli un anniversario solenne ogni anno. In tale occasione, sua figlia Maria Giuseppa sognò Fra Carlo che le disse tre volte di non essere amato in Cusano, poi aggiunse: Se non mi dissotterranno, me ne andrò altrove.
4. Antonio Mongillo riferisce che, quando era bambino, andava nella località di Dragoni per portare la colazione al padre, che quivi pascolava il gregge. Un giorno, verso la fine del marzo 1878, una signora di là, Maria Pagliuca, gli disse:
Antoniuccio, tornando a Cusano, dì a Fra Carlo che venga a riprendere la bisaccia col formaggio fresco, perché può guastarsi. Antoniuccio esclamò: Fra Carlo è morto il 16 marzo! La signora, meravigliata ed incredula, chiamò il figlio Lucio e gli disse: Hai inteso cosa ha detto Antoniuccio? E Lucio: Mamma, non credere a questo buffoncello. E lei: l'altro ieri, giovedì, Fra Carlo è stato da noi, ha lasciato la bisaccia col formaggio fresco, dicendo che sarebbe tornato a prenderlo. Antoniuccio concluse: Se non mi credete, vado a prendere le immagini di lui, fatte quando è morto.
Convinta della verità, la signora prese il formaggio, lo tagliò a pezzi e lo distribuì ai poveri. Inoltre si rese conto di questo particolare: Quando vide Fra Carlo con la bisaccia, mandò la cameriera a prendere due lire per farne elemosina al frate. Questi le prese e andò via. Poco dopo, vide che le due lire stavano sul cassettone. Rimproverò la cameriera, ma questa insisteva di avergliele date.
5. Il medesino Antonio Mongillo riferisce quest'altra apparizione. Alcuni operai di Cusano, tornati dall'America, affermarono di aver visto Fra Carlo sul posto ove lavoravano e che li avvertì di allontanarsi di là, perché era pericoloso. Essi non sapevano che Fra Carlo era morto, sapevano però che era un uomo santo, ed obbedirono. Gli altri rimasti sul posto rimasero vittime di un incidente.
6. Francesco Civitillo attesta che partì dall'America del sud nel marzo del 1878. Dopo varie peripezie, giunse a Cerreto Sannita nel 1879. Era di sera inoltrata e, non trovando mezzi di trasporto, se ne veniva a piedi non badando ai dieci chilometri da percorrere. Nei pressi del cimitero di Cusano incontrò Fra Carlo, che lo salutò cordialmente, si informò della sua salute e, parlando del più e del meno, arrivarono presso la chiesetta delle Grazie. Qui si congedarono, e Civitillo proseguì verso casa, ove giunse verso mezzanotte. Bussò e chiamò a lungo. Ma la moglie, sia perché insonnolita sia perché non si aspettava il marito a quell'ora, non riconobbe subito la voce, Poi finalmente aprì. Dopo le prime effusioni, lo rimproverò amorosamente, perché era venuto in piena notte con tanti pericoli di malandrini.
No, rispose, Francesco, mi ha fatto compagnia Fra Carlo. E lei: Tu sogni! Fra Carlo è morto il 16 marzo di l'anno scorso. Tra lacrime di commozione dovettero ammettere che il Monaco santo l'aveva accompagnato prodigiosamente.
7. Maria Carmine Maturo fu Giovanni, di anni 72, ricorda di aver inteso dalla gente che, quanto si fecero i funerali di Fra Carlo, alla stessa ora fu visto a Mirabella Eclano e a Fontanarosa nell'atto di curare i malati.
8. Franco Filomena fu Pasquale, di anni 80 e moglie di Pasquale Petrillo fu Giuseppe di anni 77, racconta il seguente fatto prodigioso accaduto a lei stessa.
Circa dodici anni addietro, mente raccoglieva legna nel bosco, una frasca la colpì violentemente all'occhio sinistro. Il medico che la visit•, Vincenzo Altieri, disse in disparte al marito: La ferita è grave; bisogna estirpare l'occhio, se non si vuole che infetti anche l'altro; per il momento fa' qualche lavanda con acido borico. Filomena ascoltò la triste diagnosi, stando dietro la porta dello studio medico, ne fu spaventata e scappò via.
Inginocchiata sull'aia di casa, esclamò: Mio Dio, Madonna mia, Santa Croce, Fra Carlo! A voi mi raccomando. Tre o quattro giorni dopo mentre pregava con fervore, sentì una voce che la chiamava, simile alla voce di Fra Carlo.
Contemporaneamente ebbe la visione di lui, che le si avvicinò fino a qualche passo dicendole: Non ti sgomentare, Filomena, perché pian piano il Signore ti concederà la grazia. A queste parole la donna, commossa, si alzò dal suo posto, si inginocchiò presso di lui e gli baciò il mantello. Subito dopo, la visione scomparve.
Effettivamente la Franco guarì in pochi giorni. Il medico curante, credendo che fosse stata curata da altro dottore, fece vive istanze per saperne il nome. Il Petrilli rispose che il guaritore miracoloso non poteva essere che Fra Carlo.
(firmato: Petrillo Pasquale e Giovanni Perfetto).
Riportiamo a conferma la dichiarazione del medico curante, dottor Vincenzo Altieri rilasciata in Cusano Mutri il 21 aprile 1932.
"Per la verità attesto di aver visitata nel mio ambulatorio, nell'ottobre del 1910, la contadina Franco Filomena, da Cusano Mutri, contrada Calvario, affetta da lesione corneale traumatica con perdita del visus all'occhio traumatizzato.
Riferii al marito della Franco, che l'accompagnava, la prognosi e gli feci presente che si sarebbe forse andato incontro ad una enucleazione dell'occhio. Dopo qualche giorno, il marito con mia massima sorpresa, venne a riferirmi che la moglie era guarita. Ritenni allora che la malata, forse, si fosse affidata alle cure di uno specialista.
E' ritornata pochi giorni orsono, la vecchietta nel mio ambulatorio e mi ha raccontato il trauma di dodici anni orsono. Frattanto, con moltiplicata sorpresa, ho constatato che l'occhio traumatizzato è in ottime condizioni, il visus recuperato, e nessuna traccia più esiste della vasta lesione corneale di allora, neppure la minima traccia cicatrizziale.
Il nostro Fra Carlo aveva operato il miracolo, perché Franco Filomena si era caldamente raccomandata a lui".
9. La maestra Petronilla De Petris, di Dragoni, afferma che la donna di servizio del signor Lucio Visco, figliolo di Maria Pagliuca, ricordata più sopra, sentì raccontare più volte dal suo padrone un'apparizione di Fra Carlo. Si verificò in Dragoni ad alcune donne, che stavano al pozzo non lontano dalla chiesa dell'Annunziata, il giorno dei funerali del Monaco santo. Questi diede loro l'incarico di avvertire un suo cugino muratore, che abitava nei pressi, affinché non mancasse di andare a murare il suo sepolcro.
10. Fra Carlo aveva un caro amico, Francesco Petrillo. Un giorno gli disse: quando morirò, voglio essere sepolto da te. Il giorno dell'avvenuta morte, Francesco era a Dragoni a pascolare le pecore. Al ritorno, incontra Fra Carlo sull'asino; si salutano e seguitano il cammino insieme, discorrendo. Arrivati a metà strada fra Cusano e Cerreto, Fra Carlo scomparve. Francesco, meravigliato continuò il cammino. Prima di arrivare a Cusano, sentì suonare le campane a morte. Per curiosità, domandò chi era morto e gli fu risposto: Fra Carlo. Ed egli: non dite sciocchezze, l'ho incontrato poco fà per strada ed ha camminato con me, poi non l'ho visto più; no, non è possibile che sia morto.
Giunto alle Grazie, entrò e lo trovò davvero morto. Allora si ricordò che voleva essere seppellito da lui e cominciò ad aggiustargli l'abito, il cappuccio, il cordone. Mentre faceva questo Fra Carlo gli prese una mano e la strinse. Egli, sbigottito, cercò di tirarla, ma non ci riusciva. Allora si mise a gridare: non vuoi più che ti tocchi? Lasciami, lasciami! Finalmente il morto lo lasciò. Francesco raccontò questo avvenimento alla sua bambina Carmela che vive tutt'ora e se lo rammenta.
Capitolo XV
Grazie e miracoli operati
dopo la morte
Fra Carlo fu un'anima privilegiata, che ebbe da Dio il dono dei miracoli per venire incontro alle necessià spirituali e materiali di un gran numero di fratelli. Questo suo potere taumaturgico fu esercitato in vita e anche dopo morte. Riportiamo alcuni prodigi, a gloria di Dio e ad esaltazione del suo servo fedele.
1. Maria Carmine Maturo fu Giovanni, di anni 72, attesta di aver visto con altre sue compagne il cadavere di Fra Carlo: non sembrava morto, ma dolcemente assopito nel sonno. Tornò tante altre volte presso il suo sepolcro, e sia lei che gli altri percepivano un odore di moscatello.
Un giorno, salendo alla montagna per la costa del monaco, s'incontrò con un pastore, il qual andava dal Monaco santo a pregarlo di salvargli le pecore che morivano tutte. Ella gli disse: Ma dove vai? il Monaco è morto. Egli si rattristò, poi aggiunse: Ormai sono qui, voglio andare lo stesso.
Verso la fine di maggio dello stesso anno 1878, la Maturo ritornò alla montagna per seminare le patate. Incontrò il medesimo pastore che le disse: Il giorno che andai a pregare sulla tomba del Monaco santo, mi morirono altre quattro pecore, poi la mortalità cessò.
2. Costanza di Biase certifica il seguente prodigio, comunicatole da una sua parente residente in America, Filomena Petrillo. Il figlio di questa, Rocco, fu colpito da un favo maligno al collo. Dopo tre mesi di degenza in ospedale, si ridusse in fin di vita, per cui fu avvertita urgentemente la madre. La mattina , prima di andare, intese la voce di Fra Carlo che le diceva: Filomena, stai tranquilla, ché tuo figlio è guarito: Effettivamente lo trovò guarito, con grande meraviglia dei medici curanti, e lo ricondusse a casa il giorno stesso.
Scrissero a Cusano, manifestando il miracolo, e mandarono offerte per Messe di ringraziamento, come manda tuttora il figlio miracolato.
3. Presso la chiesetta delle Grazie in Cusano, viveva un uomo devotissimo della Madonna e del servo di Dio. Quest'ultimo si ammalò gravemente e fu licenziato da tre medici. La moglie, perduta ogni umana speranza, si rivolse con grande fede alla Madonna delle Grazie e a Fra Carlo. Nel frattempo parenti e amici vennero a casa per le solite visite di conforto. La donna, sospettando che qualcuno potesse approfittare dell'occasione per rubare, disse alla sua bambina di tre anni, molto sveglia e tutt'ora vivente: Stai attenta, figlia mia, affinché nessuno si approfitti di nulla.
Poco dopo, la bambina vide una bellissima signora entrare in casa. Nell'avvicinarsi al letto del malato, si voltò e le disse: Bambina, non aver paura che non sono venuta a rubarti. Fece qualche giro intorno al letto, mentre la bambina la seguiva incantata dalla sua bellezza. Prima di uscir di casa, la bella signora mise mano sulla testa della piccola e, volgendogliela verso la mamma che piangeva, le disse: Va' e dì a tua madre che papà non morrà, e dì che te lo ha detto la
Madonna. La bimba seguì ancora con lo sguardo la celeste apparizione, che si sollevava verso il cielo, finché non la vide più, poi corse dalla mamma a riferirle tutto.
Frattanto il malato chiamò la moglie e le disse: Oggi la Madonna non se ne va da vicino a me. Lei, fuori di sé dalla gioia, rassicurò il marito e promise in cuor suo di donare alla Madonna il laccio d'oro, ricevuto quando si sposò.
Quando andarono alle Grazie per sciogliere il voto fatto, portarono anche la bambina, la quale, appena entrata in chiesa, disse: Mamma, ecco la bella signora che venne a casa nostra e guarì papà.
Marito e moglie, commossi, ringraziarono la Madre celeste e Fratello Carlo, per la cui intercessione ebbero il miracolo.
4. Nel 1884-85 Pasquale Vitelli si trovava a New York, e il suo compagno di lavoro, Francesco Guarino di Cusano, capitò sotto un masso di pietra, che gli rovinò in modo grave la gamba destra. Dopo due mesi il Vitelli andò a visitare il Guarino, e seppe che tre medici avevan dichiarato che la gamba doveva essere amputata.
Ma il Guarino si oppose alla decisione dei medici, smise tutte le cure, e pose sulla gamba una reliquia di S.Pasquale che il Monaco santo gli aveva donata. Tutta la notte sentì come un tic e tac d'orologio, e l'indomani la gamba era guarita. Ai medici, meravigliati, disse: Gesù Cristo, la Madonna e S. Pasquale hanno operato il miracolo per intercessione di Fra Carlo, santo che riposa nel nostro paese e al quale mi sono raccomandato (firmato: Vitelli Pasquale fu Biagio).
5. Cusano Mutri, 6-11-1946. Il signor Mario Mastrocola riferisce: Ho avuto un bambino malato gravemente con tifo addominale. I medici curanti avevano perduto le speranze di salvarlo. Trovandomi in un momento disperatissimo, mi sono rivolto con grande fervore a Fra Carlo con queste parole: Tu che tanti miracoli hai operato sulla terra, fa' che anch'io possa avere la grazia della guarigione del mio figliolo.
Poco dopo mio figlio cominciò a migliorare, ed ora gode florida salute. Posso dire che è una vera grazia ricevuta per intercessione del Monaco Santo.
6. Da Alvignano di Caserta ci scrive la signora Concettina Bencivenga, insegnante: "Pochi anni a avevo un tumore maligno, lessi la vita del Servo di Dio, e mi raccomandai molto a lui. Una notte sogno il servo di Dio col tumore in mano e me lo fece vedere, dopo poco tempo guarii. Per questo distribuii libri, olio e immagini del Servo di Dio ai malati, che guarivano.
7. Pochi anni or sono, a Cusano, la moglie del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Firmiano, aveva una piaga inguaribile alla gamba che colava materia. Leggendo la vita del Servo di Dio, disse: Come! Fratello Carlo ha fatto tanti miracoli e non ne farà uno anche a me? Sì, le rispose il marito, Fratello Carlo pensa proprio a te. Adesso vi faccio vedere che mi fa la grazia, riprese la signora.
Infatti andai -prosegue lei- alla chiesetta, mi prostrai vicino alla tomba e mi raccomandai tanto a lui. Poi presi con un dito un po' di olio dalla lampada, unsi intorno alla piaga e me ne andai.
Oh meraviglia! La sera stessa la piaga cominciò a chiudersi, il giorno dopo era guarita, adesso è rimasta la cicatrice per testimoniare.
8. Il maresciallo Vincenzo Firmiano, sorretto dalla grande fede della moglie, un giorno fece ricorso anche lui a Fra Carlo, trovandosi in difficoltà nel suo ufficio col pericolo di perdere il posto.
Andai alla chiesetta di Fratello Carlo -racconta- mi raccomandai tanto e tutto andò bene. Da allora in tutte le mie difficoltà ha sempre ricorso alla sua potente intercessione.
Il maresciallo Firmiano, prima di morire, vide in visione Fratello Carlo che lo sollevò dal letto e gli disse: Addio!
9. La signora Gina Scorciano Coppola, nata Mazzenga, invia da Roma la seguente relazione, in data 6 febbraio 1950.
"Nel maggio 1949, nella mia casa di Roma, caddi in malo modo, fratturandomi il femore sinistro. Mi raccomandai tanto ai SS.Cuori di Gesù e di Maria, tenendo in mano una immagine della Madonna delle Tre Fontane. Le mie sofferenze si acquietarono, anzi, miracolosamente e senza bisogno di ingessatura o di immobilià, potei recarmi in chiesa a ringraziare l'Altissimo. Dopo nel giorno del Corpus Domini e del Cuore di Gesù , tornai ancora ad accostarmi ai sacramenti. Dico di aver subito due radiografie a distanza di due mesi, dopo di che fui dichiarata guarita dal prof. Tancredi, con l'unica prescrizione di non camminare per altri cinque o sei mesi.
Né aver potuto farlo, perché trasferitami a Piedimonte nel periodo estivo mi si riacutizzarono i dolori con uno stato tale di sofferenza che non trovavo riposo in nessuna posizione, né a letto, né sulla poltrona seduta o sdraiata. Cercai di avere pazienza, continuando le preghiere.
Un giorno seppi da un francescano questuante, venuto a casa, di nome fra Carlo da Cusano, che lì, al suo paese , si celebrava la festa della Madonna del Buon Consiglio, venerata dal servo di Dio, suo omonimo, morto in concetto di santità. Sentii una forza irresistibile interna, che mi spingeva ad andarvi per assistere alla santa Messa, dopo tanti mesi che ero impossibilitata ad ascoltarla. E mi recai là, trovandomi presente alla Messa cantata nella chiesa delle Grazie, visitando, poi, la tomba di Frate Carlo di S.Pasquale, Servo di Dio.
O Fratello Carlo -pregai- tu che hai tanto sofferto con una gamba, abbi compassione di me e fammi ottenere da Dio la guarigione completa. Feci tutto ciò pur sapendo di essere impossibilitata materialmente, affidandomi con fiducia nelle mani di Dio e rimettendomi alla sua volontà, cosciente della mia impotenza a muovermi liberamente.
Nei giorni seguenti i dolori aumentarono, forse per lo strapazzo del viaggio, ma poi migliorai a tal punto che abbandonai il bastone da un giorno all'altro dimenticando di usarlo, mente prima non ne poteva fare a mento. Provai a muovermi liberamente e a camminare senza zoppicare come quando stavo bene, e così ha continuato sempre fino ad oggi.
Grazie a Dio! che mi ha fatto comprendere come egli gradisca che ricorriamo alla intercessione della Vergine e dei santi per dispensarci alla intercessione della Vergine e dei santi per dispensarci i suoi favori" (firmato: Gina Scorciani Coppola, nata Mazzegna).
Esistono relazioni di altre grazie e miracoli, operati dal servo di Dio Fra Carlo di S.Pasquale, che qui non compaiono, ma che sono conservati in attesa di pubblicare una più voluminosa VITA DI FRA CARLO.
Un grazie sincero al signor Serafino Ruggero Perfetto, che nel 1932 raccolse da testimoni degni di fede una parte dei riferiti miracoli.
Soprattutto tante grazie al confratello fra Carlo di Tommaso da Cusano Mutri che, con amore di patrie glorie e con fede di apostolo, zela la glorificazione del Servo di Dio. Allevato fin dalla più tenera infanzia nella devozione a Fra Carlo di S.Pasquale, ne volle prendere il nome in religione e si è adoperato, e si adopera, a raccogliere notizie e documenti atti a promuovere la santificazione del suo illustre conterraneo e confratello.
Ci si augura che tanto fervore e tanto lavoro consegua, quanto prima, i desideri agognati.
Conclusione
Il tempo passa, gli eventi si succedono, si evolvono e tutto si eclissa; ma vi sono cose e persone che, col volgere degli anni, acquistano maggiore importanza e brillano sempre di più per il rifiorire di nuovi fatti e per la nuova luce che
irradiano.
Così è avvenuto per il nostro Fra Carlo di S.Pasquale. Quella fame di virtuoso, di angelo in carne, di santo che con la purezza e l'integrità della vita si acquistò fin dalla sua prima età, non solo si mantenne viva durante il suo mortale pellegrinaggio, ma si è accresciuta smisuratamente dopo la sua morte.
La sua tomba è meta di visitatori che affluiscono da paesi vicini e lontani, la sua memoria è in benedizione, la sua venerazione non si è mai interrotta, in virtù di grazie e miracoli che continua ad elargire a quelli che ricorrono a lui con fiducia.
Da tempo nella parrocchia di S. Giovanni Battista, in Cusano Mutri, è sorto un Circolo parrocchiale dedicato a lui con questo programma: "Poiché il nome assunto dall'Unione Fratello Carlo di S.Pasquale, è quello della santa memoria di un nostro concittadino, laico professo alcantarino, morto in Cusano il 16 marzo 1878, a sessant'anni, in concetto di santità, concetto pure tenuto e conservato negli altri luoghi ove risiedette e ove visse pregando e beneficando, essa (Unione) si prefigge altresì lo scopo di eternare la venerazione per questa santa anima e di pregare il Signore, perché faccia maggiormente risplendere le virtù di questa sua bella creatura, e se degna, elevarla agli onori dei beati".
Tali sono i voti ardenti di tutto il popolo di Cusano, dei paesi vicini e dei numerosi devoti sparsi ovunque, perfino nelle lontane Americhe. Osiamo sperare che la competente autorità ecclesiastica esamini le virtù del servo di Dio, esercitate in grado eroico, i suoi molti prodigi e si degni d’ istituire presto il processo canonico con la esumazione e la ricognizione del cadavere per esporlo alla pubblica venerazione promuoverne la beatificazione.
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